Dal 18 maggio al 2 giugno 2024, a 7 anni dalla scomparsa, torna in parete l’opera pittorica del Maestro PAOLO FABBRI con una mostra dedicata al Po ed alla campagna ferrarese, luoghi a Lui cari e ispiratori.

20 opere scelte dalla figlia, Prof.ssa Maria Elisabetta Fabbri, immergono il visitatore nelle campagne e nei paesaggi fluviali delle terre estensi con realismo e levità, accompagnandolo in un viaggio dolce e tenue.

L’esposizione è curata e allestita dalla Pro Loco di Pontelagoscuro con la supervisione di Maria Elisabetta Fabbri ed è patrocinata dal Comune di Ferrara.

La selezione di 14 opere dedicate al Po non è causale: la mostra si inserisce nel programma di eventi “Vivere Insieme il Fiume Po“, coordinato dal Comitato Vivere Insieme di Pontelagoscuro nell’ambito del progetto “Frazioni per Tutti” promosso dal Comune di Ferrara per rivitalizzare i paesi del territorio.

PROGRAMMA DELLA MOSTRA

SABATO 18 MAGGIO ORE 16,30

SALA NEMESIO ORSATTI sede Pro Loco, Via del Risorgimento, 4 – Pontelagoscuro (FE)

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA

Presentazione a cura della Prof.ssa Maria Elisabetta Fabbri. Sarà presente all’inaugurazione il Presidente dell’Archivio Monografico dell’Arte Italiana Signor Michele Maione il quale interverrà’ con una breve discorso critico.

Eridano Battaglioli leggerà una poesia dedicata al Maestro Fabbri

ORARI DI APERTURA

Da lunedì a sabato, ore 16 – 18,30. Altri orari su prenotazione chiamando il num. 3703318378.

PROFILO DELL’ARTISTA

Clicca QUI per visitare il profilo dell’artista sul sito dell’ARCHIVIO MOGRAFICO DELL’ARTE ITALIANA

NEWS

Sabato 18 maggio si è svolta l’inaugurazione della mostra.

Dopo i saluti del Presidente della Pro Loco, Giovanni Pecorari, la figlia del Maestro, prof.ssa MARIA ELISABETTA FABBRI, ne ha tracciato un profilo intimo e familiare, esponendone in un appassionato ricordo i momenti più significativi della vita artistica e professionale, cui ha fatto seguito l’intenso e commosso ricordo tracciato da un’allieva di Paolo Fabbri ed anch’essa pittrice, GRAZIELLA MIGLIARI.

Ha onorato la cerimonia con la sua presenza il Presidente dell’Archivio Monografico dell’Arte Italiana, MICHELE MAIONE (nella foto seguente), il quale, con la “verve” che lo contraddistingue, ha esposto ai presenti il notevole valore artistico dell’opera di Paolo Fabbri, la cui misura è ben rappresentata nelle pagine del sito e dedicato un passaggio speciale al rapporto del Maestro con il Po:

Grazie al suo spessore culturale l’artista Paolo Fabbri ha saputo portare sulla tela il suo innamoramento per il fiume Poi e l’ambiente che lo caratterizza. Era così forte il suo innamoramento che non ci sono stagioni o momenti della giornata che lui non non abbia colto, perchè lo ha percorso in lungo e in largo e lo ha esplorato fino a sentirsene parte. Affinché questo innamoramento non resti confinato ai suoi estimatori, abbiamo deciso di rendere visibile in Italia e all’estero attraverso il portale dell’Archivio Monografico dell’Arte Italiana questa eredità culturale che ci ha lasciato l’artista“.

Ha concluso questo evento RAIMONDO GALANTE, nella foto a lato, umanista, filosofo, poeta, scrittore, studioso di materie olistiche e di scienza di confine, che in un reading interpretato con ardore ha declamato i versi della poesia FANTASIA, composta da GIAN MARIA FABBRI, figlio del pittore, a corredo dell’omonimo olio steso su tavola nel 1986, rara divagazione del Maestro Paolo Fabbri dall’impressionismo verso l’astrattismo esposto in parete.

FANTASIA


La voce d’un gorgo d’azzurro,

qual turbin che viene e che va,

mi chiama, con grato sussurro,

nell’oasi dell’immensità.

Io corro un antico sentiero,

fiorito di viole e lillà,

che imbocca le vie del mistero

con curve che svoltan qua e là.

Io vo per le fulgide fiamme

del sole che splende nel dì.

Io miro guizzar mille gamme

cromatiche or no ed ora sì.

Passeggio in un tacito bosco

dal quale via l’ombra fluì:

tra i cerri assai ben riconosco

il canto di mille luì.

Vo in corsa per rivi e torrenti

con agile e rapido piè:

nell’acqua lor terse e lucenti

rimiro il bel ciel ampio e blè.

Io miro vermiglie enfie palle

Venir rotolando ver me,

e trottole viridi e gialle

in fretta girar su di sé.

Sul dosso d’un arcobaleno

di vivide tinte men vo:

nel limpido cielo sereno

un ponte ben dire si può.

Tantissimi vividi fochi

a esploder nel ciel metton co:

volteggiano in questi e in quei lochi

aprendosi or sì e ora no.

Io corro per verde di smalto

in groppa ad un nero zebù.

Io spicco nel giallo un bel salto:

mi sento leggero vieppiù.

Io volo con l’ali del vento…

con ali veloci di gru.

Sprofondo in un gran firmamento

dipinto di viola e di blu.

              Gian Maria Fabbri